Un mondo in dad e senza sport: questa non è la normalità

Vittorio Bondi, responsabile settore giovanile dello Sporting Chiozza: “I nostri campi da calcio sono più sicuri dei parcheggi dei condomini. Ridicolo vedere tanti atleti che improvvisamente diventano professionisti, mentre i nostribambini restano davanti ai videogame”

A cura di Amedeo Faino

SCANDIANO (RE) - Una vita che scorre davanti ad un monitor, con poco che accade e ancora meno da raccontarsi. Giovani che si ritrovano senza obiettivi, senza sport, senza una condivisione necessaria delle emozioni che crescono, mese dopo mese, in quella che era la stagione della spensieratezza.

Gli amici dello Sporting Chiozza hanno schierato il massimo dell’impegno per difendere, quanto possibile, l’ultimo allenamento, l’esercizio da fare insieme, l’appuntamento alle tre al campo sportivo con mister Saccani, con Amerigo Paradiso, con tutti gli allenatori, esemplari per impegno e dedizione. Il periodo però è critico e ciò che sta accadendo nella testa di questi ragazzini preoccupa tutti, compreso il responsabile del settore giovanile Vittorio Bondi, papà e uomo di sport, che ci ha raccontato del suo punto di vista con questa chiacchierata.

Come stanno i ragazzini dello Sporting Chiozza?

“Ci sentiamo ogni istante, sia con le famiglie che coi ragazzi. La situazione è grave, passano la giornata davanti al monitor, spenti e soli. Non hanno stimoli, vivono lontani da ciò che amano e da ciò che riesce a renderli felici. Sono molto preoccupato, anche io ho dei figli e non posso pensare che questo sia la normalità, eppure dura da molto tempo.

Pur con tutte le difficoltà, questi ragazzi venivano al campo a fare allenamento, tutti i giorni, facendo a meno della doccia calda, dello spogliatoio, facendo allenamento senza la partitella finale. Era importante avere quell’ora d’aria a disposizione, distanziati ma insieme agli altri”.


Evidenziamo che, per tempo, la dirigenza dello Sporting Chiozza ha messo in piedi un protocollo di sicurezza con indicazioni precise, iter che è stato lodato anche dalle autorità sanitarie locali.

“Il nostro Mauro Bottazzi si è documentato, ha letto tutto al riguardo, ha stilato e diffuso un regolamento, inoltre ha formato e dato indicazioni a tutti i volontari. In questo modo siamo riusciti a difenderci da questa pandemia e, quando c’è stato qualche allarme, i registri ed i protocolli messi in campo ci hanno dato ragione. Vorrei, a tal proposito, ringraziare tutti i volontari che ci hanno aiutato a dirigere le operazioni quotidiane”.


Sorprendente, e parlo da osservatore, l’attenzione e la serietà mostrata dai più piccoli.

“Fare sport ti insegna a rispettare le regole e, soprattutto, a rispettare gli altri. I nostri bambini sono stati strepitosi, raramente abbiamo ripreso qualcuno senza mascherina o fuori posto. Hanno compreso la situazione, hanno capito che dovevano farlo per proteggere i loro nonni, gli altri. Alcuni hanno anche diffuso un video dal titolo “Poche balle e mettiti la mascherina”.


Vittorio Bondi è una persona rispettosa delle regole e sempre pacata, così come la dirigenza dello Sporting Chiozza si è dimostrata seria e pronta a combattere il virus con ogni mezzo. Però alcune situazioni vanno certamente riviste.

“Per carità, il virus è una guerra e per vincerla dobbiamo combattere uniti, chiaro che alcune situazioni mi fanno sorridere. Noi abbiamo dei protocolli rigidi, degli allenatori altamente preparati, diversi campi da calcio: a mio avviso sarebbe meglio fare ritrovare qui i ragazzini piuttosto che nei parchi o nei parcheggi dei condomini, inoltre è davvero triste vedere il numero di atleti professionisti crescere a dismisura, in tutte le discipline. Sono diventati tutti atleti a livello agonistico oppure è il solito escamotage all’italiana? I nostri bambini passano la giornata davanti ai videogame e tanti altri invece scoprono il professionismo, diventano atleti pronti per le Olimpiadi”.

Occorre dire che, il club sportivo da lei rappresentato, ha fatto tanto per tenere tutti uniti, molto di più di quanto siete tenuti a fare.

“Ci mettiamo sempre il cuore, ogni giorno. In questi mesi abbiamo organizzato anche diversi incontri web, coinvolgendo esperti di diversi settori. Abbiamo parlato di sicurezza informatica, di alimentazione, di rispetto delle regole sui social media, ma nulla unisce come ritrovarsi per giocare a pallone o per fare allenamento. Sesolitamente l’estate è il momento di pausa del calcio, quest’anno cercheremo, virus permettendo, di organizzare delle attività per permettere ai ragazzi di ritrovare la normalità. Stiamo pensando ad un campo estivo, abbiamo già preso contatti col Milan per organizzare delle iniziative insieme. Vedremo”.

In conclusione, secondo lei come sarà la situazione che società sportive, scuole, punti di ritrovo dovranno affrontare quando tutto questo sarà finito? Come saranno i bambini dopo questo periodo così buio?

“Sarà molto difficile e servirà tanta delicatezza, quello che più mi spaventa è che per molti bambini la didattica a distanza, la mancanza di sport e l’isolamento sono diventate la normalità. Dobbiamo lavorare per ridare serenità e gioia ai nostri giovani”.